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Racconto brevissimo: ti spiego ciò che sai.

vita morte e paure

Addì terzo del mese di Augusto dell’Anno del Signore 1462.

Ora è ufficiale: sono di nuovo “giovane” come qualcuno usa dire.
Buffo dirlo di uno che è più vicino ai cinquanta più che quaranta, ché sono già una bella cifra di questi tempi…
Sic transit gloria mundi scrivono alcuni in certe tombe.
Non è questione di farne un cruccio, tutto passa, panta rei e del resto se pure lo antico Impero se ne è andato definitivamente lo scorso anno con Trebisonda…

Ma andiamo oltre…
Vidi un tale qualche tempo fa, non l’avevo mai visto pria d’allora, sembrava venisse di lontano e se ne stava in un cantone insieme a qualche passante. Uno di fronte a lui l’ascoltava con interesse mentre gli altri sembravano restarsene in disparte ma con l’orecchio allungato verso le loro parole.

Il tale parlava e parlava mentre maneggiava delle carte pinte, non so meglio dire.
Decisi così di avvicinarmi agli astanti fingendo di capitare lì per caso. Un po’ come loro del resto, eppoi che mai mi avrebbero potuto dire ché eran lì per il medesimo motivo… la curiosità ?
Udii parlare di torri, diaboli, carri e bagatti.
“Mmh.. interessante…” – mi lasciai sfuggire.
Quello che più mi era vicino si girò verso di me lanciandomi un’occhiataccia.
“Sì, volevo dire è molto triste tutto ciò…” – cercai di correggermi.
Intanto il mio vicino tornò a guardare con aria compassionevole l’omo al quale, colui che chiamerò cartaro (altro non potrei dire), si stava rivolgendo.
Restai ipnotizzato per un poco dalle immagini rappresentate in quelle carte e parimenti la voce del cartaro, parevano aggiungere un fascino diabolico all’opra che stava attuando davanti a quel capannello.
Costui affermava di poter dire lo passato, lo presente e persino lo futuro.

Da giovane venni a sapere dell’esistenza di codeste carte, girando per i circoli di sapienti tra i quali ve n’erano che giungevan da Mila no. Dicevan che provenivano dalla saggezza degli antichi Egizi e che erano solo state cangiate per l’uso dell’omo moderno. Ma alla fine si trattava solo di un gioco anche se rappresentava bene tutte le vicissitudini della vita.
E d’altronde non è che un gioco pure la vita ?

Poi a qualcuno venne in mente di adoperarle per divinare lo destino de l’omo che soffre.
Sì perché coloro ch’eran curiosi di sapere, eran per la gran parte persone che portavano qualche pena e che non riuscivano a vedere la fine di quel buio dentro di essi.

C’è chi cerca appagamento nella religione, chi nei piaceri della carne, chi nella brama di potere e chi nel gioco. Infine chi chiede solo che qualcuno gli riveli quel che in fondo già potrebbe ben conoscere, se sol ben sapesse mirar dentro di sé.

Ma tornando a costui che andava vaticinando di dolori passati e gioie future, sempre Iddio volendo, quel che più attirava la mia attenzione era vedere l’contorname d’esseri umani che aleggiavano come avvoltoi su quella preda morente che era quel semplice omo e i suoi patimenti.

Ed allora capii che esiste un altro modo per sopportare l’peso della propria esistenza ed è quello che si fa quando si guarda da un buco la vita de l’altri.
Da un lato la si guarda dolendosi e sorprendendosi pure d’esser capaci di nobili sentimenti che evidentemente non credevano di avere, mentre dall’altro ci si palpano li propri gioielli perché Iddio non voglia mai che noi si possa passare le sventure de lo sfortunato di turno.

Mi allontanai da essi e mi sentii meglio a mia volta nel pensarmi diverso da loro e mi recai verso il mercato, per l’ennesima volta.
“Ancora codesti cappellini natalizi… ma dove posso andarci ?” – dissi con una punta di malcelata rabbia – “Signora, Madama e Mia Signora come volete esser nomata… ma dico, un cappello come Christus comanda, perdonate, come il Principe comanda, non è possibile trovarlo ?”

La donna mi sorrise e fece un gesto come a dire: “è tutto quello che abbiamo”.
Il suo sorriso placò il mio ribollire e andai da un fioraio lì accanto e donarle un fiore.
“Al vostro bel viso ed al sole che ivi riluce attraverso il vostro sorriso”.
Me ne tornai a casa ed ora stavo meglio sul serio.

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