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Non un banale Natale.

“Zio, non sento più l’atmosfera del Natale… nemmeno l’anno scorso.” –  mi hai detto.
“Benvenuta nel club, piccola.” – ho risposto mestamente accarezzandole il viso.

Avrei voluto dire “nel club degli adulti”, a lei che è adolescente, ma all’ultimo microsecondo non me la sono sentita ed ho omesso qualsiasi riferimento all’età.
Avrei voluto credesse a Babbo Natale per sempre dentro il suo cuore.

Quando parlo di babbo natale non mi riferisco al fatto che c’è un tale che porta i regali, ma alla capacità di sognare qualcosa che vada oltre la nuda e cruda realtà, la capacità di pensare che può esistere altro che ciò che ricopre le cose come una pellicola colorata, che vi aderisce perfettamente nelle forme ma che cela l’essenza, la sostanza, il motivo per il quale siamo qui seduti uno accanto all’altro. E non tutto questo cumulo di roba inutile, queste luci che si spengono allo strappare di un foglietto sul calendario. Come vorrei riuscire ad illuderti ancora per un po’, tu che sarai sempre la mia piccola sognatrice.

Quando ero bambino il periodo natalizio cominciava grosso modo con il giorno dell’Immacolata. A scuola era un’attività frenetica tra cartoncini da glitterare e canzoni da cantare. E l’immancabile letterina ai genitori che accompagnava i regali preparati in classe. Fuori la neve cadeva, pare incredibile eppure…
Mi sembra di essere ancora lì con i luccichini, la colla sulle dita e quel tipico odore che aveva la cancelleria che negli anni non ho più sentito.
Mi sono sempre chiesto se i bambini di oggi sentono le stesse cose che sentivo e che vedevo nei miei compagni di scuola. Magari i miei sono i soliti discorsi dei “vecchi” che pensano di essere sempre gli ultimi eredi di un mondo incontaminato. Dopotutto ogni generazione lo pensa, per cui le cose sono due: o ci sbagliamo e tutti i bimbi sono uguali da sempre, oppure v’è un lento e progressivo declino e noi testimoni immobili di questo decadere ci crogioliamo nell’aver ragione, l’unica cosa ancorché inutile che ci rimane.

Però Natale, dico ma ce l’ha ancora un senso ? E’ strano vedere dei bambini in giro a chiedere un dolcetto o uno scherzetto durante l’infinito periodo  delle feste di Natale.
E non è facile far finta di niente: già dalla metà di ottobre ci pensano le canzoncine in tv le stesse di sempre ed i relativi spot, i panettoni al supermercato, le luci per la strada, la conseguente fregola dei regali da fare per tempo… quel che si può poi.

Dov’è più quell’attesa ovattata, le luci soffuse, le canzoncine cantate piano, la stanza illuminata appena da un albero semplice e dignitoso coi pupazzetti preparati con il das. Io avevo persino un presepe fatto col das insieme a mia madre ed a pensarci ora non la ringrazierò mai abbastanza per questo.

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Dov’è più quell’attesa ovattata, le luci soffuse…

Ma soprattutto a tavola. Finché sei piccolo è normale (almeno dovrebbe esserlo) pranzare assieme alla tua famiglia, a volte ristretta altre volte con alcuni parenti. Poi cambia tutto, cambiano le facce, cambia il numero, cambiano le attenzioni e tutto va molto più veloce.
Strano, no ? Il periodo natalizio è più lungo eppure non ti accorgi neppure di esservi passato attraverso.
Non parlo dei preparativi di rito, quelli d’obbligo, parlo proprio di viverlo. E non importa la retorica natalizia del siamo tutti più buoni, dell’amore generico quello un tanto al chilo, la lacrimuccia davanti alla tv per quelli più sfortunati di noi (zitto e  ringrazia che non stai come loro. Ancora) seguite dalle immagini delle vacanze dei vip, le associazioni Onlus, no profit, fair trade, solidal, Jesus-friendly, che ti chiedono di togliere un poco al niente che hai, per capirci.

Io mi sento male. Tutte le volte in questo periodo, man mano che si avvicina il 25 che dura un soffio, il dolore aumenta con l’avvicinarsi di questa fiacca apoteosi.
Come le miccette fallate, i piccoli petardi rossi, forse la prima cosa “Made in China” che la mia mente ricorda (ma poi erano davvero cinesi?). Finita la miccia…pffff.

Lo so che i miei sono quei dolorini tipicamente “borghesi”, quelli che c’è ben altro per cui stare male, però dentro lasciano un vuoto, un’angoscia che si mescola a tutti gli altri dolorini che hai durante i restanti giorni dell’anno.

Sono andato alla ricerca di quel vecchio natale quello che una volta era, almeno per me ed ho capito che non posso tornare indietro, non rivivrò quei momenti. Sono diverso io, diversi gli altri, i tempi e tutto quel che è accaduto nel frattempo, però mi aggrappo voglio aggrapparmi ancora ad una cosa:
in un momento di totale silenzio, se mi soffermo a guardare il viso di te, compagna, madre, padre, nipote, sorella, amica e amico, che siedi insieme a me, se anche tu lo fai insieme a me, forse potremmo sentire una comunicazione di tali e tante cose che non immagineremmo, almeno non prima che quel pudore ci faccia dire sorridendo d’imbarazzo: “perché mi guardi ?”.

Forse per poco, forse no, ma dentro c’è tutto l’inespresso, che c’è ma che seppelliamo sotto l’abitudine, tra le cose scontate, i falsi valori, le sbuffate, le vergogne, le liti o anche solo incomprensioni. Voglio trattenere quell’attimo.
E se il guadagno è anche un’occasione in più di sentirmi nudo e provare quel sentimento che mi mette un nodo in gola perché so di non voler restare a contemplare una fotografia che mi guarda a sua volta, di non voler avere solo ricordi di un abbraccio o di una carezza da dare e ricevere, di un bacio d’amore quasi sofferto, allora è pur vero che non so se il Natale abbia più un vero senso però so che non potrei rinunciarvi.

Dopotutto il senso glielo possiamo dare solo noi, perché questo tipo di Natale quello del consumo, del “c’è il regalo da fare” il pranzo da preparare, la gente da invitare, la buona azione da fare e che persino la Chiesa in fondo ha venduto, quel Natale noi lo abbiamo smascherato, lo sappiamo tutti, ma poi non lo abbiamo riempito di nient’altro che di quello che detestiamo.

C’è qualcosa di bello nell’essere adulti e farsi queste domande ? Forse, ma a me pare quasi solamente una consolazione per non poter restare bambini. Non ho soluzioni né messaggi di speranza da dare e magari tutto questo è solo banale e sconclusionato.

I’m dreaming of a white Christmas, just like the ones I used to know…

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