Avrei voglia di dire qualcosa …

Avrei voglia di dire qualcosa.
Spesso mi accade. Solitamente è un dolore che senti sul petto e no, non si tratta di angina pectoris. Ma poi scende giù.  A volte si accompagna a senso di nausea come quando poi ti verrà da vomitare.
Il più delle volte è associato ad un insistente mal di pancia. Il fatto è che non sai più nemmeno distinguere dove si trova la pancia dato che il fastidio è diffuso e non sai dargli una forma.
A volte sai di cosa si tratta, altre volte lo sospetti ma preferisci far finta di niente.
A volte vorresti che sia proprio ciò di cui pensi, ma poi ti dici: no no, meglio di no. (e dopo 5 minuti desideri di nuovo che lo sia).
 Avrei voglia di dire qualcosa e sto per farlo…
… ma poi mi rinsavisco subito al terrore di essere tacciato di essere:
(in ordine alfabetico)
  • cattivo ; (del resto bisogna pur fare una distinzione se vuoi considerarti buono)
  • comunista; (desiderare un mondo di persone con uguale dignità, possibilità, senza sfruttamento a favore di qualcuno che accumuli la ricchezza che altri creano è evidentemente errato. salvo poi lamentarsi quando gli sfruttati sono loro o anche solamente non ottengono i privilegi o i meriti che pensano di meritare più degli altri: con sentenza del tribunale personale, naturalmente)
  • illuso; (quando ci si arrende ad una situazione, quando il tuo problema è alieno a colui/che hai davanti o l’altro è connivente col tuo problema, quello sbagliato sei tu che chissà che idee ti vai a fare)
  • inconcludente; (se vuoi riuscire e fare qualcosa, devi rischiare. cosa ? quello che non hai già rischiato e perso)
  • negativo; (non fare il guastafeste e piuttosto stammi lontano. lo streptococcus scalognonis è più virale dei video su Facebook)
  • pazzo latente; (questa la so anche se non me l’hanno mai detto in faccia);
  • pessimista; (non fare il guastafeste. mi sono fatto l’idea che prima o poi magicamente tutto andrà bene. ah, me l’ha detto un fantomatico universo, ci siamo sentiti al telefono proprio ieri)
  • serioso; (la parola giusta sarebbe una frase: “e fattela na risata”. me le faccio eh, le risate voglio dire… e continuerei anche a farmele. sapete quando ? me le farei nel momento in cui beccassi questo sostenitore della risata, immerso nella melma dei propri dispiaceri. e riderei insieme a lui)

 

P.S. Avrei voglia di dire qualcosa, per esempio su FB. Ma poi quando devi sentirti fare dei commenti idioti da persone che pensano di poterti consigliare senza avere la più pallida idea del motivo che ti spinge a parlare, allora dici: ma a cosa serve ?
E se lo faccio per me, perché dovrei farlo qui con persone che non mi conoscono davvero ? Cosa cerco da loro ? Cosa possono darmi ? Qual è il mio “guadagno” nel farlo ? Ecco perché preferisco farlo qui dove forse chi legge, davvero non mi conosce né di persona né per sentito dire. E chi mi conosce forse, dico forse, lo fa perché si muove verso di me ed allora FORSE NON SONO più assolutamente SOLO.

L’amore, il bisogno.

L’amore, il bisogno, il bisogno d’amore. Il bisogno di esistere per qualcuno.
La crudeltà verso se stessi.

Lui era stato lasciato sull’altare.. il giorno delle nozze.
Lei non si era neppure presentata (poi si seppe che era stata rapita).
Dolore misto a disperazione, rabbia anche.. ora che pensava di aver trovato una donna che lo amasse per quello che era, con tutti i suoi difetti, con il suo modo di essere tenero ed indifeso a volte, con il suo essere stronzo fino all’inverosimile, con la sua capacità di darsi a volte senza remore senza risparmiarsi.. ritornare sulle sue decisioni affrettate.. una donna che non lo amasse per il suo corpo, per il suo mestiere di chirurgo plastico, per i suoi soldi.

“Ti ringrazio di avermi fatto scegliere tra te ed il mio lavoro…” le scrisse lei in una lettera.

Il dolore presto si camuffò andando a rinsaldare la rabbia.
“Mi odio.. odio il mio lavoro, la mia carriera, i miei soldi, la mia macchina sportiva..e forse pago la giusta conseguenza di una vita in cui ho calpestato i sentimenti di chi mi ha amato…più o meno me… non lo so…”

Un giorno si presentò a lui, una donna, viso anonimo di quelli che forse non rimangono impressi.. corpo appesantito.. beh a dire il vero molti cuscinetti di adipe dappertutto..
“Non riesco ad avere un uomo.. non sono interessante per chi mi piace.. e non voglio nemmeno farmi piacere chi non mi va, so riconoscere comunque qualcuno che non mi piace… ecco.. vorrei che lei mi rimettesse a posto un pò tutto! Vorrei essere più attraente”

La rabbia ancora offuscava la mente del medico.. trattò la paziente senza riguardo, le disse che sarebbe stato meglio se avesse mangiato di meno.. se avesse cercato meglio un uomo magari anche pelato, non propriamente “bello”, grasso.. tanto non ci sarebbe stato niente da fare.. c’erano troppe cose da fare, sarebbe costato troppo per tutto quel che ci sarebbe stato da fare…

Lei non si perse d’animo ed insistette.. avrebbe voluto arrivare a piacere ad un uomo come il dottore.. ora poi che sapeva che era di nuovo single..

Il medico vista la risolutezza della donna, le chiese un rossetto e le chiese di spogliarsi di fronte a lui.. le marcò ogni centimetro del suo corpo poi la girò verso lo specchio e le chiese di guardare.. che scempio..
Ma lei voleva avere una chance ed il dottore non pago delle umiliazioni verbali passo a quelle di fatto.. le disse di passare la sera a casa sua..
“Vieni da me alle 20…”
Alle 20 era lì.. entrò.. lui l’accompagnò nella camera da letto: “meglio che ti metti un pò più a tuo agio.. togliti quel vestito.. ho fatto spese per te oggi..”

Sul letto, luogo dell’imminente incontro fisico, c’era un sacchetto di carta: “voglio che tu te lo indossi mentre scopiamo! Non ho per niente voglia di vedere la tua faccia, quindi non fare storie ed indossalo altrimenti non se ne fa nulla…”

Lei si mise il sacchetto e si adagiò con le mani sul letto protendendosi in avanti con il busto.. mentre lui l’afferrò da dietro penetrandola senza passione.. in silenzio.. solo il rumore del suo bacino che batteva ritmicamente sulle natiche della donna.. una macchina..ad un certo punto gli parve anche di vedere la sua sposa fuggita…

Lei non emise gemiti.. non disse una parola.. prese come potè quei minuti di un amore che amore non era, non era nemmeno scopare dopotutto.. era solo subire un corpo estraneo che la scavava senza la benché minima voglia di aderire a lei, di sentirla, ma solo quella di scaricarsi e finire il più in fretta possibile quell’assurdo spietato gesto.

Il dottore raggiunse l’orgasmo.. quasi senza dire nulla.. senza farsi sentire.. ed estrasse il proprio membro come un toro che avesse fatto il suo dovere….poi le diede le spalle non volle guardarla mentre lei si sfilò il cappuccio di carta dal capo e dei rivoli di pianto scorrevano sul suo viso..
Si rivestì senza cura..e se ne andò dal suo appartamento.

L’intervento ebbe comunque luogo.. e la donna dopo un breve periodo di convalescenza si presentò nello studio del chirurgo..
Si presentò ben truccata, capelli a posto, un vestito carino.. lui la guardò pensando di essere stato abbastanza crudele da far nascere in lei almeno un briciolo di amor proprio, un pò di orgoglio…accidenti !!

La visita… tutto a posto.. l’aspetto migliorato.. ma come ammonì allora: “non posso fare miracoli con un corpo così..”
Soddisfatta comunque per l’esito dell’intervento la donna fece per congedarsi.. ma poi si rivolse di nuovo al “suo chirurgo”..
“Sà, dottore.. ho fatto una ricerca in internet, ho scoperto di essere una persona masochista.. e siccome lei è un sadico, ho pensato che avremmo potuto essere una coppia perfetta… ecco dottore.. volevo dirle che tutte le volte che vorrà.. quando ne avrà voglia, mi chiami ed io verrò da lei….” disse questo estraendo dalla propria borsa un sacchetto di carta ed appoggiandolo sulla scrivania..

Il dottore ruotò la sedia e diede le spalle alla donna…
“venga da me domani sera alle 21….”
Sul viso di lui, le lacrime scorrevano copiose.. mentre una morsa di dolore gli stringeva il cuore.. una probabile condanna ad una vita che nulla avrebbe mai avuto di “normale”…

Kyri dal muso nero.

Non ce la faccio a stare su Facebook e dire a tutto il mondo che giorno di merda sia questo.
Ma non ce la faccio nemmeno a tenere tutto dentro o a poter scambiare parole che non escono nemmeno con la persona che mi sta accanto. Lei sa, io so. E non sappiamo dire anche se avremmo un mondo di cose.. 12 anni di amore, affetto, di compagnia, di tutto quello che può darti chi ha come unica gioia averti accanto, sapere che ci sei o che bene o male tornerai.

Allora eccoci qui in un posto dove quasi sicuramente leggeranno solo dei software robot, eccoci qui cucciolo mio, nostro. Solo nostro eri e sarai perché da subito sei stato desiderato da noi, indesiderato da chi avrebbe dovuto comprendere quanto soli eravamo stati lasciati e quanto avevamo bisogno di chi potesse voler bene senza condizioni.

Te ne sei andato oggi dopo mesi in cui non sembravi quasi più nemmeno tu. No, non è vero… quando ti guardavamo avevi sempre lo stesso sguardo di quel giorno che ci scegliesti, piccolo grande amico e figlio.
Perché in questo è stato il tuo passaggio in questo piccolo punto dell’universo. Chi si ricorderà di te, il cane più buono del mondo ? Un pastore tedesco.. il famigerato cane lupo che le cronache dipingono come una delle razze più cattive che si possano trovare.
Ed eri mansueto, giocherellone con tutti, bisognoso di affetto e di quella spinta che noi stessi umani chiediamo per vivere e sentirci bene. Eri un cane obbediente, metodico.. un “tedesco” dal cuore dolce dolce.

Ma quanti problemi… inesistenti ! La rabbia mi farebbe scrivere di tutto, ma ti toglierei solo il tributo che ti spetterebbe.

Vuoto. Ho la mente vuota ora come a difendermi da un momento che mi trova indifeso malgrado stanotte mi aspettassi la tua partenza. Io che non ricordo mai i sogni che faccio.. mai come stanotte ho avuto così tanti incubi.
Non ti trovavo ed eri andato in un nascondiglio per andartene da solo, come fanno a volte gli animali che vivono in natura. Non riuscivo a dormire e mi chiedevo se ci saresti ancora stato al mio risveglio. Meglio sapere, meglio non sapere.. tu eri comunque lì, bastava alzare gli occhi per trovarti dove stavi quando la prima notte volevi entrare in camera perché avevi paura a stare da solo. La prima e l’ultima notte, piccolo.

I ricordi arriveranno è vero. Solo il tempo dirà se sarà tanto più quel che ho avuto rispetto a ciò che non avrò, perché è anche vero che chi ama deve prepararsi a perdere, ma io… non voglio più.

Non riesco nemmeno a guardare la tua foto sulla mensola in cucina. Ricordo che eri di spalle rispetto a me e ti giravi a guardare dalla mia direzione con il tuo muso e la lingua penzolante, felice con quello che per me era un sorriso di gioia. Inevitabile chiedersi se con me (con noi) sei stato felice. I miei problemi immancabilmente ricadevano anche su di te, senza nemmeno volerlo.
Così tu improvvisamente arrivavi e ti mettevi con la schiena appiccicata a me: “non stare lì senza fare niente. accarezzami… devo fare rifornimento, sù!”.

Ora sei lì, poco distante… m’illudo che tu stia dormendo. Volevo mettere un segno, un ricordo, una frase che ho sempre saputo e sempre avrei voluto dire a chi di te diceva: “i cani non sono battezzati”.
Cosa diceva ? Diceva una cosa innegabile per li guardasse davvero dentro… diceva “Guardate negli occhi il vostro cane, poi provate a dire che non ha un’anima”.

Sono tante le considerazioni che mi vengono in mente ora e non voglio farle qui. Non ora.

Qualcuno che dovesse leggere ed ha avuto un cane, penserà: eh, il mio cane faceva la stessa cosa.
Infatti sono cose che accomunano un po’ chiunque abbia voluto bene al suo amico canino, ma in fondo si sa che come i figli, i propri cuccioli sono e saranno sempre e solo nostri, diversi, speciali, indimenticabili pezzi della nostra vita.

Kyriakos 04/08/2004 – 21/08/2016

CRISALIDE

CRISALIDE
Apro gli occhi ed è ancora buio
mi sento dentro a qualche cosa
che non so definire

Ricordi di campi colorati
caldo e luce del sole
la dolce carezza del vento

Ricordi di vite passate ?
Intuizioni di vite future ?
Mi sento una farfalla…

Ed ora che son sveglio
sento che questo mondo
stretto intorno a me
comincia a scricchiolare.

Piccole crepe
lasciano passare una luce fioca
la consapevolezza che qualcosa stia cambiando
e che sia già cambiato in me.

Il guscio si apre
osservo felicemente ciò che mi circonda
allargo le ali e cerco di spiccare il volo
ma non accade niente !

Perché ? Non capisco…
sapevo di avere due ali
sapevo di poter volare

Trovo il coraggio di guardarmi
e capisco che tutto è andato a rovescio
e capisco che ero una farfalla
e capisco di essere diventato un bruco.

Pooh – Col Tempo, Con l’Eta E Nel Vento

Col Tempo, Con l’Eta E Nel Vento

Vorrei non avere mai capito ma c’è
che ormai non ci riesco più a morire per lei.
Da lei e da niente al mondo mi difendo ormai,
son tranquillo più che mai,
mi sta bene così,
dico sempre di sì.
E col tempo, con l’età
e nel vento
andranno via prima i volti uno per uno
le voci, i ricordi e tutto quello
che era mio, compreso io,
senza darmi un addio.
Vorrei non pensare a tutto questo perché,
in fondo, la mia donna è stata tanto per me,
cosi la difendo ad occhi chiusi anche se so
che ragioni non ne ho,
mi sta bene così,
dico sempre di sì.
E col tempo, con l’età
e nel vento
resterò uomo amato per metà,
un ribelle e poeta per metà,
solo con lei che non mi dà
neanche il poco che ha.