Barboni, Homeless, Clochard

Si è sentito spesso dire da certe parti, che le prostitute operano per scelta. Che so, mancanza di morale, desiderio di svilimento del proprio io, soldi facili ed esentasse per altri. Naturalmente si ignorano bellamente le motivazioni scomode, anche se le motivazioni sono magari frutto di un ragionamento ponderato più o meno difficile. In casi come questi la ponderazione proprio non c’è e se mai dovesse esserci siamo nell’ordine dello 0‰. Non parlo della prostituzione d’alto bordo ché lì c’è da fare un discorso un po’ più articolato.

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Homeless spikes. Magari li credono fachiri.

Questo per dire che ho sentito da altre parti che pure quello del barbone è una scelta di vita. Quali difficoltà ? Quali disgrazie ? Quali impossibilità ? Se non sei riuscito devi impegnarti di più. E se proprio non riesci, c’è la selezione naturale baby !
Ecco, però ora per cortesia vedete di non ciondolare davanti agli occhi eh !? Filare e andate ad appoggiare il culo da qualche altra parte che ci rovinate il paesaggio da cittadina pulita, ordinata, timorata e che ha-voglia-di-fareH !

home1Poi se proprio non ci sentite e lo fate apposta a farci stonare queste feste, noi che già ci sentivamo buoni e migliori, (sì migliori perché è la crescita, bisogna essere meglio di ieri, il trend figliolo.. va su) allora bisogna prendere dei provvedimenti.
Da oggi dormire sulle panchine ! STOP !
Non vi sognate nemmeno di andare a trovare un angolo riparato magari davanti di fianco ad un ufficio pubblico, uno sportello postale o bancario.
Sù, non fate piangere Gesù Bambino.

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Eppoi i barboni… che potrebbero anche radersi se volessero. E gli homeless, no no..troppo simile ad hopeless. Chiamiamoli Clochard, è più chic, più naïf, sembra pure una marca di cioccolatini ! Gradisce ?

 

 

Le fotografie ritraggono installazioni francesi ed inglesi, ma fatti del genere si sono verificati anche qui nel Bel Paese. Un comune francese si era già distinto per aver provveduto a rendere identificabili le persone senza casa facendo loro indossare un simbolo colorato, che ricordano le stelle di David ai tempi dei lager tedeschi. 

Notizie dal passato. I Pooh tornano ad essere quattro.

NOTIZIE DAL PASSATO.

Il quartetto si ricompone con l'ingresso di Winnie.

Il quartetto si ricompone con l’ingresso di Winnie.

Novembre 2011

I POOH TORNANO AD ESSERE QUATTRO.

Nomen omen. Era scritto nelle stelle e più precisamente nel nome. Dopo la defezione del batterista Stefano D’Orazio, i Pooh hanno ricostituito il numero che ha dato alla formazione decenni di successi nella scena musicale italiana ed internazionale. Con l’ingresso di Winnie la band italiana pluridecorata, potrà di nuovo contare su di un batterista dalla lunga esperienza. Per l’occasione è già stato organizzato un mini-tour che tornerà a regalare ai numerosissimi fans del quartetto, la famosa musica dei tre unita alla simpatica verve del geniale orsetto.
Visti i trascorsi nel recente passato di Winnie, siamo sicuri che insieme agli adepti di vecchio corso vedremo accorrere nei vari palasport intere schiere di bambini dai 2 ai 5 anni di età. Insomma un tour per tutta la famiglia.

Racconto brevissimo: ti spiego ciò che sai.

vita morte e paure

Addì terzo del mese di Augusto dell’Anno del Signore 1462.

Ora è ufficiale: sono di nuovo “giovane” come qualcuno usa dire.
Buffo dirlo di uno che è più vicino ai cinquanta più che quaranta, ché sono già una bella cifra di questi tempi…
Sic transit gloria mundi scrivono alcuni in certe tombe.
Non è questione di farne un cruccio, tutto passa, panta rei e del resto se pure lo antico Impero se ne è andato definitivamente lo scorso anno con Trebisonda…

Ma andiamo oltre…
Vidi un tale qualche tempo fa, non l’avevo mai visto pria d’allora, sembrava venisse di lontano e se ne stava in un cantone insieme a qualche passante. Uno di fronte a lui l’ascoltava con interesse mentre gli altri sembravano restarsene in disparte ma con l’orecchio allungato verso le loro parole.
Il tale parlava e parlava mentre maneggiava delle carte pinte, non so meglio dire.
Decisi così di avvicinarmi agli astanti fingendo di capitare lì per caso. Un po’ come loro del resto, eppoi che mai mi avrebbero potuto dire ché eran lì per il medesimo motivo… la curiosità ?
Udii parlare di torri, diaboli, carri e bagatti.
“Mmh.. interessante…” – mi lasciai sfuggire.
Quello che più mi era vicino si girò verso di me lanciandomi un’occhiataccia.
“Sì, volevo dire è molto triste tutto ciò…” – cercai di correggermi.
Intanto il mio vicino tornò a guardare con aria compassionevole l’omo al quale, colui che chiamerò cartaro (altro non potrei dire), si stava rivolgendo.
Restai ipnotizzato per un poco dalle immagini rappresentate in quelle carte e parimenti la voce del cartaro, parevano aggiungere un fascino diabolico all’opra che stava attuando davanti a quel capannello.
Costui affermava di poter dire lo passato, lo presente e persino lo futuro.

Da giovane venni a sapere dell’esistenza di codeste carte, girando per i circoli di sapienti tra i quali ve n’erano che giungevan da Mila no. Dicevan che provenivano dalla saggezza degli antichi Egizi e che erano solo state cangiate per l’uso dell’omo moderno. Ma alla fine si trattava solo di un gioco anche se rappresentava bene tutte le vicissitudini della vita.
E d’altronde non è che un gioco pure la vita ?

Poi a qualcuno venne in mente di adoperarle per divinare lo destino de l’omo che soffre.
Sì perché coloro ch’eran curiosi di sapere, eran per la gran parte persone che portavano qualche pena e che non riuscivano a vedere la fine di quel buio dentro di essi.

C’è chi cerca appagamento nella religione, chi nei piaceri della carne, chi nella brama di potere e chi nel gioco. Infine chi chiede solo che qualcuno gli riveli quel che in fondo già potrebbe ben conoscere, se sol ben sapesse mirar dentro di sé.

Ma tornando a costui che andava vaticinando di dolori passati e gioie future, sempre Iddio volendo, quel che più attirava la mia attenzione era vedere l’contorname d’esseri umani che aleggiavano come avvoltoi su quella preda morente che era quel semplice omo e i suoi patimenti.

Ed allora capii che esiste un altro modo per sopportare l’peso della propria esistenza ed è quello che si fa quando si guarda da un buco la vita de l’altri.
Da un lato la si guarda dolendosi e sorprendendosi pure d’esser capaci di nobili sentimenti che evidentemente non credevano di avere, mentre dall’altro ci si palpano li propri gioielli perché Iddio non voglia mai che noi si possa passare le sventure de lo sfortunato di turno.

Mi allontanai da essi e mi sentii meglio a mia volta nel pensarmi diverso da loro e mi recai verso il mercato, per l’ennesima volta.
“Ancora codesti cappellini natalizi… ma dove posso andarci ?” – dissi con una punta di malcelata rabbia – “Signora, Madama e Mia Signora come volete esser nomata… ma dico, un cappello come Christus comanda, perdonate, come il Principe comanda, non è possibile trovarlo ?”

La donna mi sorrise e fece un gesto come a dire: “è tutto quello che abbiamo”.
Il suo sorriso placò il mio ribollire e andai da un fioraio lì accanto e donarle un fiore.
“Al vostro bel viso ed al sole che ivi riluce attraverso il vostro sorriso”.
Me ne tornai a casa ed ora stavo meglio sul serio.