Lettere dal Donbass / 1

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Guerra nel Donbass

Donbass, una regione dell’Ucraina orientale. Un’altra guerra in Europa. Non importa come la vediate, non importa se credete agli uni o gli altri, la verità è che esistono persone che non si arrendono, che non si rassegnano e ancora scelgono un mondo diverso da quello che ci è stato spacciato come “il migliore dei mondi possibili”.

«42, comunque.
A questo punto avrei già dovuto avere la mia risposta alla domanda principale della vita, l’Universo e così via… beh, o almeno avere una famiglia, una casa e la pancia. Invece, per il terzo mese vivo in una cantina fredda, mangio irregolarmente e dormo una volta ogni due giorni. E penso che sia buono.

La nascita di una persona non ha alcuno scopo. Ognuno ha il proprio modo per renderla significativa. Ma il denaro, la fama e l’oro non si possono portare con sé nella tomba, così l’unico valore reale nella nostra vita è ciò che resta dopo di noi. Se non hai reso il mondo un po’ migliore – significa che hai vissuto la tua vita invano. Ma se io non sono riuscito a rendere il mondo un posto migliore, posso almeno impedire ad altri di fare peggio.

Questo è tutto, sto andando al funerale. Oggi è il giorno della nascita e della morte in guerra…»

Alexey Markov – Comunista combattente, Unità 404

(dalla pagina Facebook: Comitato per il Donbass Antinazista)

“Mi vergogno di aver servito dei criminali”. Ufficiale ceco restituisce le sue medaglie Nato.

“Mi vergogno di aver servito dei criminali”.

Una notizia apparentemente senza peso rilevante nel mare dell’informazione che inonda il web ed i giornali.
Eppure è più facile trovare cosa ha mangiato oggi il tal VIP a pranzo che notizie come questa capitatami oggi per caso davanti agli occhi.

La notizia da quel che mi restituisce il motore di ricerca, pare essere stata pubblicata in Italia solo da Il Piccolo di Trieste. L’articolo è del 3 gennaio 2015, ma l’originale in Cechia è uscito prima di Natale 2014 (22 dicembre) ed è evidente come da noi, un paese libero come siamo soliti definirci, la cosa sia passata nel quasi completo silenzio della stampa nazionale.

In fin dei conti non si tratta poi di qualcosa di talmente eclatante da scomodare chissà che cosa, è vero, però proviamo solo un momento a pensare se questo fosse accaduto a casa dei nostri “avversari”; solo se si è in malafede si potrebbe pensare che la notizia sarebbe stata ugualmente ignorata.

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Marek Obrtel

La storia parte dalla famigerata guerra dei Balcani soprattutto quella che ha riguardato il Kosovo ed il protagonista è Marek Obrtel, un ex Ufficiale Medico dell’esercito ceco che all’epoca prestò servizio sotto la bandiera della Nato (così come vi prestò servizio in occasione della guerra in Afghanistan).
Riporto qui sotto il breve testo dell’articolo citato:

Sta facendo molto discutere in Repubblica ceca una storia che ha come protagonista Marek Obrtel, ex ufficiale medico dell’esercito di Praga, impegnato in passato in missioni di peacekeeping in Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Afghanistan. Obrtel che, in una lettera aperta, ha chiesto nei giorni scorsi al ministero della Difesa di Praga di riprendersi le medaglie da lui guadagnate durante le operazioni all’estero compiute nell’ambito di operazioni Nato. Un coinvolgimento di cui oggi Obrtel «si vergogna profondamente», ha scritto l’ex tenente colonnello. Questo perchè l’Alleanza atlantica si sarebbe trasformata in una «organizzazione criminale, guidata dagli Usa e dai suoi perversi interessi», la giustificazione di Obrtel, che ha poi chiarito ai media di Praga che l’impulso a riconsegnare le onorificenze è nato «dai recenti sviluppi politici» e dalla sua opposizione alle «politiche Usa verso la Russia, l’Ue e tutti i Paesi liberi».

Altre fonti, ma in lingua straniera se ne trovano, prima tra tutte quella pubblicata in Repubblica Ceca oppure in un sito serbo ma in lingua inglese, per questo forse raggiungibile da un pubblico più vasto e dalla solita Russia Today (RT) nella quale è logico trovare notizie del genere, ma d’altronde loro non sono “liberi” se confrontati a noi, giusto ?

Barboni, Homeless, Clochard

Si è sentito spesso dire da certe parti, che le prostitute operano per scelta. Che so, mancanza di morale, desiderio di svilimento del proprio io, soldi facili ed esentasse per altri. Naturalmente si ignorano bellamente le motivazioni scomode, anche se le motivazioni sono magari frutto di un ragionamento ponderato più o meno difficile. In casi come questi la ponderazione proprio non c’è e se mai dovesse esserci siamo nell’ordine dello 0‰. Non parlo della prostituzione d’alto bordo ché lì c’è da fare un discorso un po’ più articolato.

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Homeless spikes. Magari li credono fachiri.

Questo per dire che ho sentito da altre parti che pure quello del barbone è una scelta di vita. Quali difficoltà ? Quali disgrazie ? Quali impossibilità ? Se non sei riuscito devi impegnarti di più. E se proprio non riesci, c’è la selezione naturale baby !
Ecco, però ora per cortesia vedete di non ciondolare davanti agli occhi eh !? Filare e andate ad appoggiare il culo da qualche altra parte che ci rovinate il paesaggio da cittadina pulita, ordinata, timorata e che ha-voglia-di-fareH !

home1Poi se proprio non ci sentite e lo fate apposta a farci stonare queste feste, noi che già ci sentivamo buoni e migliori, (sì migliori perché è la crescita, bisogna essere meglio di ieri, il trend figliolo.. va su) allora bisogna prendere dei provvedimenti.
Da oggi dormire sulle panchine ! STOP !
Non vi sognate nemmeno di andare a trovare un angolo riparato magari davanti di fianco ad un ufficio pubblico, uno sportello postale o bancario.
Sù, non fate piangere Gesù Bambino.

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Eppoi i barboni… che potrebbero anche radersi se volessero. E gli homeless, no no..troppo simile ad hopeless. Chiamiamoli Clochard, è più chic, più naïf, sembra pure una marca di cioccolatini ! Gradisce ?

 

 

Le fotografie ritraggono installazioni francesi ed inglesi, ma fatti del genere si sono verificati anche qui nel Bel Paese. Un comune francese si era già distinto per aver provveduto a rendere identificabili le persone senza casa facendo loro indossare un simbolo colorato, che ricordano le stelle di David ai tempi dei lager tedeschi.