L’amore, il bisogno.

L’amore, il bisogno, il bisogno d’amore. Il bisogno di esistere per qualcuno.
La crudeltà verso se stessi.

Lui era stato lasciato sull’altare.. il giorno delle nozze.
Lei non si era neppure presentata (poi si seppe che era stata rapita).
Dolore misto a disperazione, rabbia anche.. ora che pensava di aver trovato una donna che lo amasse per quello che era, con tutti i suoi difetti, con il suo modo di essere tenero ed indifeso a volte, con il suo essere stronzo fino all’inverosimile, con la sua capacità di darsi a volte senza remore senza risparmiarsi.. ritornare sulle sue decisioni affrettate.. una donna che non lo amasse per il suo corpo, per il suo mestiere di chirurgo plastico, per i suoi soldi.

“Ti ringrazio di avermi fatto scegliere tra te ed il mio lavoro…” le scrisse lei in una lettera.

Il dolore presto si camuffò andando a rinsaldare la rabbia.
“Mi odio.. odio il mio lavoro, la mia carriera, i miei soldi, la mia macchina sportiva..e forse pago la giusta conseguenza di una vita in cui ho calpestato i sentimenti di chi mi ha amato…più o meno me… non lo so…”

Un giorno si presentò a lui, una donna, viso anonimo di quelli che forse non rimangono impressi.. corpo appesantito.. beh a dire il vero molti cuscinetti di adipe dappertutto..
“Non riesco ad avere un uomo.. non sono interessante per chi mi piace.. e non voglio nemmeno farmi piacere chi non mi va, so riconoscere comunque qualcuno che non mi piace… ecco.. vorrei che lei mi rimettesse a posto un pò tutto! Vorrei essere più attraente”

La rabbia ancora offuscava la mente del medico.. trattò la paziente senza riguardo, le disse che sarebbe stato meglio se avesse mangiato di meno.. se avesse cercato meglio un uomo magari anche pelato, non propriamente “bello”, grasso.. tanto non ci sarebbe stato niente da fare.. c’erano troppe cose da fare, sarebbe costato troppo per tutto quel che ci sarebbe stato da fare…

Lei non si perse d’animo ed insistette.. avrebbe voluto arrivare a piacere ad un uomo come il dottore.. ora poi che sapeva che era di nuovo single..

Il medico vista la risolutezza della donna, le chiese un rossetto e le chiese di spogliarsi di fronte a lui.. le marcò ogni centimetro del suo corpo poi la girò verso lo specchio e le chiese di guardare.. che scempio..
Ma lei voleva avere una chance ed il dottore non pago delle umiliazioni verbali passo a quelle di fatto.. le disse di passare la sera a casa sua..
“Vieni da me alle 20…”
Alle 20 era lì.. entrò.. lui l’accompagnò nella camera da letto: “meglio che ti metti un pò più a tuo agio.. togliti quel vestito.. ho fatto spese per te oggi..”

Sul letto, luogo dell’imminente incontro fisico, c’era un sacchetto di carta: “voglio che tu te lo indossi mentre scopiamo! Non ho per niente voglia di vedere la tua faccia, quindi non fare storie ed indossalo altrimenti non se ne fa nulla…”

Lei si mise il sacchetto e si adagiò con le mani sul letto protendendosi in avanti con il busto.. mentre lui l’afferrò da dietro penetrandola senza passione.. in silenzio.. solo il rumore del suo bacino che batteva ritmicamente sulle natiche della donna.. una macchina..ad un certo punto gli parve anche di vedere la sua sposa fuggita…

Lei non emise gemiti.. non disse una parola.. prese come potè quei minuti di un amore che amore non era, non era nemmeno scopare dopotutto.. era solo subire un corpo estraneo che la scavava senza la benché minima voglia di aderire a lei, di sentirla, ma solo quella di scaricarsi e finire il più in fretta possibile quell’assurdo spietato gesto.

Il dottore raggiunse l’orgasmo.. quasi senza dire nulla.. senza farsi sentire.. ed estrasse il proprio membro come un toro che avesse fatto il suo dovere….poi le diede le spalle non volle guardarla mentre lei si sfilò il cappuccio di carta dal capo e dei rivoli di pianto scorrevano sul suo viso..
Si rivestì senza cura..e se ne andò dal suo appartamento.

L’intervento ebbe comunque luogo.. e la donna dopo un breve periodo di convalescenza si presentò nello studio del chirurgo..
Si presentò ben truccata, capelli a posto, un vestito carino.. lui la guardò pensando di essere stato abbastanza crudele da far nascere in lei almeno un briciolo di amor proprio, un pò di orgoglio…accidenti !!

La visita… tutto a posto.. l’aspetto migliorato.. ma come ammonì allora: “non posso fare miracoli con un corpo così..”
Soddisfatta comunque per l’esito dell’intervento la donna fece per congedarsi.. ma poi si rivolse di nuovo al “suo chirurgo”..
“Sà, dottore.. ho fatto una ricerca in internet, ho scoperto di essere una persona masochista.. e siccome lei è un sadico, ho pensato che avremmo potuto essere una coppia perfetta… ecco dottore.. volevo dirle che tutte le volte che vorrà.. quando ne avrà voglia, mi chiami ed io verrò da lei….” disse questo estraendo dalla propria borsa un sacchetto di carta ed appoggiandolo sulla scrivania..

Il dottore ruotò la sedia e diede le spalle alla donna…
“venga da me domani sera alle 21….”
Sul viso di lui, le lacrime scorrevano copiose.. mentre una morsa di dolore gli stringeva il cuore.. una probabile condanna ad una vita che nulla avrebbe mai avuto di “normale”…

Pooh – Col Tempo, Con l’Eta E Nel Vento

Col Tempo, Con l’Eta E Nel Vento

Vorrei non avere mai capito ma c’è
che ormai non ci riesco più a morire per lei.
Da lei e da niente al mondo mi difendo ormai,
son tranquillo più che mai,
mi sta bene così,
dico sempre di sì.
E col tempo, con l’età
e nel vento
andranno via prima i volti uno per uno
le voci, i ricordi e tutto quello
che era mio, compreso io,
senza darmi un addio.
Vorrei non pensare a tutto questo perché,
in fondo, la mia donna è stata tanto per me,
cosi la difendo ad occhi chiusi anche se so
che ragioni non ne ho,
mi sta bene così,
dico sempre di sì.
E col tempo, con l’età
e nel vento
resterò uomo amato per metà,
un ribelle e poeta per metà,
solo con lei che non mi dà
neanche il poco che ha.

La macchina del tempo

orologio_interna-nuovaLa solita scena (qui da me) della macchina che si ferma in mezzo alla strada per svoltare a sinistra dove non si può.
Dalla parte opposta arriva un’altra vettura che si ferma per farla passare (!) creando una lunga fila dietro sé perché quella che doveva svoltare sta tergiversando in quanto pare, che stia trafficando con qualcosa di non meglio precisato (stavo passando di fianco e non potevo vedere bene).
Dopo attimi infiniti, la macchina “cortese” inizia a suonare incazzata mentre quella in infrazione passa tranquillamente come tutto fosse normale.

In questo c’è una cosa bella ed una brutta. La bella è che il traffico è ripreso a scorrere, quella brutta è che il teatrino è davvero normale.
Anzi è una metafora di quello che avviene normalmente, appunto, tutti i giorni in questo formaggione che è il nostro bel paese: il “furbo” tenta la furbata per non percorrere 100 metri fino alla rotatoria, il “cortese temporizzato” influenzato dalle feste natalizie si ferma per farlo passare agevolando una scorrettezza e cagionando danno alle altre vetture (se fosse solo per lui dopotutto, perché no ? ma così non è) e poi si arrabbia quando vede che l’altro alla mano si prende l’intero braccio.

La scena cambia: mi trovo dal medico in attesa che sia il mio turno.
E’ un poliambulatorio e quel giorno, forse a causa delle festività, c’è solo il mio che sembrerebbe servire anche i pazienti degli altri (ho capito così ma non sono sicuro).
Il fatto è che la fila è lunga, anche qui.
Arriva una signora anziana accompagnata da una giovane ragazza, forse la nipote o la ragazza del nipote, non so. Parlavano ad un volume tale che anche un sordo come me riusciva a sentire la maggior parte delle cose anche non volendo.
Le riviste del settimanale Sette del Corriere erano così interessanti che dopo aver fatto un paio di foto a degli articoli davvero spassosi di Galli Della Loggia e non ricordo l’altro (per non parlare delle pagine e pagine di pubblicità di orologi, scarpe, vestiti, macchine tutto assolutamente extralusso), non mi rimane altro che guardarmi intorno e sentire i discorsi.

Ad un dato punto la signora anziana, forse spazientita per la lunga attesa, confidandosi con la ragazza dice: “..ma sai, io dovrei solo farmi fare una ricetta per dei medicinali, non devo farmi visitare..”.
La ragazza che le parlava a due centimetri come se dovesse usare dei cartelli scritti, le risponde che la prossima volta, invece di sedersi, doveva andare direttamente a bussare alla porta del dottore ed entrare.
“Tanto la gente è tutta furba e se non stai svelta ti frega” – è stata la giustificazione – “anzi, la prossima volta ti ci porto io”.

La signora con assoluta dignità, le ha risposto che: “no, no, non lo faccio, non si fa così..”
E la ragazza ad insistere e la signora (lei sì) a far resistenza.

Io sono un po’ lento di comprendonio quando si tratta di queste cose. Credo sia una forma di autodifesa per non farmi mettere nei casini o magari di vigliaccheria. Solo dopo mi son sentito tirato, insieme ai presenti presi da quelle letture interessantissime, dentro il gruppo dei furbi che non aspettano altro che un’occasione per fregare gli altri. Del resto eravamo lì ad aspettare perché non sapevamo deciderci chi dovesse essere il primo a fregare il prossimo.
Il pretesto però è quello che mi ha lasciato ancor più basito: la furbizia preventiva.
Allora ho capito che ora è proprio così che va. Basta con questa zavorra della coscienza che ti fa trattenere dal commettere qualsiasi gesto scorretto, qualsiasi offesa verso questa massa informe che è la GGGente.

E ci siamo inventati una specie di macchina del tempo che idealmente ci porta nel futuro ed immaginare che saremo vittime di qualcuno che dovremo colpire in questo momento per poterci salvare adesso. Bella vita, no ? Quale fantascienza… questa è realtà di tutti i giorni oramai.

“Datemi un qualsiasi motivo e farò ciò che vorrei senza problemi” – dico sempre amaramente. E puntualmente eccolo qui il motivo. Del resto accade anche a livelli ben più alti e distruttivi, ma lasciamo stare adesso.

Me ne esco con il morale a terra. Mi ripeto che se queste sono le giovani generazioni, cosa insegneranno ai loro figli, che razza di mondo intenderanno costruire, quale distruggere ? Un deserto. Questa è l’immagine che mi è apparsa. Barbarie. Questa è la futura umanità ? Il pericolo è grandissimo perché i buoni esempi vengono oscurati da tutto ciò che ci fa pensare di vivere in una jungla e che se vuoi vivere devi farti strada con un machete.

L’autoradio trasmetteva “Lament” dei Cure, non sono riuscito a trattenere il magone che sentivo dentro, mentre mi ripetevo: “tanto non lascerò eredi, in fondo è meglio così… che razza di mondo lascerei loro ?”

Ma poi ai margini della strada, c’erano due persone, ognuna sulla propria bici. Si stavano abbracciando, non era per un bacio era un abbraccio. Di quelli che ti dicono: “sono qui, non sei da solo/a”.

Ho continuato a piangere ma almeno le lacrime erano meno amare.

Racconto brevissimo: ti spiego ciò che sai.

vita morte e paure

Addì terzo del mese di Augusto dell’Anno del Signore 1462.

Ora è ufficiale: sono di nuovo “giovane” come qualcuno usa dire.
Buffo dirlo di uno che è più vicino ai cinquanta più che quaranta, ché sono già una bella cifra di questi tempi…
Sic transit gloria mundi scrivono alcuni in certe tombe.
Non è questione di farne un cruccio, tutto passa, panta rei e del resto se pure lo antico Impero se ne è andato definitivamente lo scorso anno con Trebisonda…

Ma andiamo oltre…
Vidi un tale qualche tempo fa, non l’avevo mai visto pria d’allora, sembrava venisse di lontano e se ne stava in un cantone insieme a qualche passante. Uno di fronte a lui l’ascoltava con interesse mentre gli altri sembravano restarsene in disparte ma con l’orecchio allungato verso le loro parole.
Il tale parlava e parlava mentre maneggiava delle carte pinte, non so meglio dire.
Decisi così di avvicinarmi agli astanti fingendo di capitare lì per caso. Un po’ come loro del resto, eppoi che mai mi avrebbero potuto dire ché eran lì per il medesimo motivo… la curiosità ?
Udii parlare di torri, diaboli, carri e bagatti.
“Mmh.. interessante…” – mi lasciai sfuggire.
Quello che più mi era vicino si girò verso di me lanciandomi un’occhiataccia.
“Sì, volevo dire è molto triste tutto ciò…” – cercai di correggermi.
Intanto il mio vicino tornò a guardare con aria compassionevole l’omo al quale, colui che chiamerò cartaro (altro non potrei dire), si stava rivolgendo.
Restai ipnotizzato per un poco dalle immagini rappresentate in quelle carte e parimenti la voce del cartaro, parevano aggiungere un fascino diabolico all’opra che stava attuando davanti a quel capannello.
Costui affermava di poter dire lo passato, lo presente e persino lo futuro.

Da giovane venni a sapere dell’esistenza di codeste carte, girando per i circoli di sapienti tra i quali ve n’erano che giungevan da Mila no. Dicevan che provenivano dalla saggezza degli antichi Egizi e che erano solo state cangiate per l’uso dell’omo moderno. Ma alla fine si trattava solo di un gioco anche se rappresentava bene tutte le vicissitudini della vita.
E d’altronde non è che un gioco pure la vita ?

Poi a qualcuno venne in mente di adoperarle per divinare lo destino de l’omo che soffre.
Sì perché coloro ch’eran curiosi di sapere, eran per la gran parte persone che portavano qualche pena e che non riuscivano a vedere la fine di quel buio dentro di essi.

C’è chi cerca appagamento nella religione, chi nei piaceri della carne, chi nella brama di potere e chi nel gioco. Infine chi chiede solo che qualcuno gli riveli quel che in fondo già potrebbe ben conoscere, se sol ben sapesse mirar dentro di sé.

Ma tornando a costui che andava vaticinando di dolori passati e gioie future, sempre Iddio volendo, quel che più attirava la mia attenzione era vedere l’contorname d’esseri umani che aleggiavano come avvoltoi su quella preda morente che era quel semplice omo e i suoi patimenti.

Ed allora capii che esiste un altro modo per sopportare l’peso della propria esistenza ed è quello che si fa quando si guarda da un buco la vita de l’altri.
Da un lato la si guarda dolendosi e sorprendendosi pure d’esser capaci di nobili sentimenti che evidentemente non credevano di avere, mentre dall’altro ci si palpano li propri gioielli perché Iddio non voglia mai che noi si possa passare le sventure de lo sfortunato di turno.

Mi allontanai da essi e mi sentii meglio a mia volta nel pensarmi diverso da loro e mi recai verso il mercato, per l’ennesima volta.
“Ancora codesti cappellini natalizi… ma dove posso andarci ?” – dissi con una punta di malcelata rabbia – “Signora, Madama e Mia Signora come volete esser nomata… ma dico, un cappello come Christus comanda, perdonate, come il Principe comanda, non è possibile trovarlo ?”

La donna mi sorrise e fece un gesto come a dire: “è tutto quello che abbiamo”.
Il suo sorriso placò il mio ribollire e andai da un fioraio lì accanto e donarle un fiore.
“Al vostro bel viso ed al sole che ivi riluce attraverso il vostro sorriso”.
Me ne tornai a casa ed ora stavo meglio sul serio.