Se non spari non sei americano ?

La prima cosa che mi verrebbe da pensare è che “gli americani sono tutti pazzi”.

Io non lo so se da una guerra, specie se ingiusta, possa o meno scaturire qualcosa di buono in mezzo alla morte ed alla devastazione.

Però quando dovesse succedere, ecco che trovi sempre qualcuno o qualcosa pronto a riportarti coi piedi per terra. E la terra ti dice: non c’è fine al peggio.

Così quando un poliziotto, forse proprio grazie alla sua esperienza in guerra pensa di poter avere una sua idea di ciò che può essere pericoloso o no, gli viene ricordato che la cosa più ragionevole da fare è: nel dubbio, spara.

non hai dubbi ? spara lo stesso.

Ecco perché la prima cosa che mi verrebbe da pensare è che “gli americani sono tutti pazzi”, ma poi è innegabile che chi non ha sparato è anch’egli americano.

Chi è stato ucciso dagli altri due poliziotti intervenuti successivamente (quelli del “nel dubbio – anche senza –  spara”), è anch’egli americano (statunitense, ok).

E come loro tutti quelli che si oppongono nei fatti o nel pensiero a questo modo di vivere ai tempi del far west.

Di qui la domanda: ci sarà mai fine al peggio ?

Di qui la mia convinzione che mi porta a considerare le persone prese individualmente e non per un gruppo sia esso etnico, religioso, geografico…

Ok è uno spunto che parte da una notizia brutta ma al contempo foriera di una qualche speranza nel caso venga presa come una voce fuori da questo coro assordante.
E allora… resistiamo.

Sorgente: Poliziotto non spara a nero armato: lo licenziano

L’amore, il bisogno.

L’amore, il bisogno, il bisogno d’amore. Il bisogno di esistere per qualcuno.
La crudeltà verso se stessi.

Lui era stato lasciato sull’altare.. il giorno delle nozze.
Lei non si era neppure presentata (poi si seppe che era stata rapita).
Dolore misto a disperazione, rabbia anche.. ora che pensava di aver trovato una donna che lo amasse per quello che era, con tutti i suoi difetti, con il suo modo di essere tenero ed indifeso a volte, con il suo essere stronzo fino all’inverosimile, con la sua capacità di darsi a volte senza remore senza risparmiarsi.. ritornare sulle sue decisioni affrettate.. una donna che non lo amasse per il suo corpo, per il suo mestiere di chirurgo plastico, per i suoi soldi.

“Ti ringrazio di avermi fatto scegliere tra te ed il mio lavoro…” le scrisse lei in una lettera.

Il dolore presto si camuffò andando a rinsaldare la rabbia.
“Mi odio.. odio il mio lavoro, la mia carriera, i miei soldi, la mia macchina sportiva..e forse pago la giusta conseguenza di una vita in cui ho calpestato i sentimenti di chi mi ha amato…più o meno me… non lo so…”

Un giorno si presentò a lui, una donna, viso anonimo di quelli che forse non rimangono impressi.. corpo appesantito.. beh a dire il vero molti cuscinetti di adipe dappertutto..
“Non riesco ad avere un uomo.. non sono interessante per chi mi piace.. e non voglio nemmeno farmi piacere chi non mi va, so riconoscere comunque qualcuno che non mi piace… ecco.. vorrei che lei mi rimettesse a posto un pò tutto! Vorrei essere più attraente”

La rabbia ancora offuscava la mente del medico.. trattò la paziente senza riguardo, le disse che sarebbe stato meglio se avesse mangiato di meno.. se avesse cercato meglio un uomo magari anche pelato, non propriamente “bello”, grasso.. tanto non ci sarebbe stato niente da fare.. c’erano troppe cose da fare, sarebbe costato troppo per tutto quel che ci sarebbe stato da fare…

Lei non si perse d’animo ed insistette.. avrebbe voluto arrivare a piacere ad un uomo come il dottore.. ora poi che sapeva che era di nuovo single..

Il medico vista la risolutezza della donna, le chiese un rossetto e le chiese di spogliarsi di fronte a lui.. le marcò ogni centimetro del suo corpo poi la girò verso lo specchio e le chiese di guardare.. che scempio..
Ma lei voleva avere una chance ed il dottore non pago delle umiliazioni verbali passo a quelle di fatto.. le disse di passare la sera a casa sua..
“Vieni da me alle 20…”
Alle 20 era lì.. entrò.. lui l’accompagnò nella camera da letto: “meglio che ti metti un pò più a tuo agio.. togliti quel vestito.. ho fatto spese per te oggi..”

Sul letto, luogo dell’imminente incontro fisico, c’era un sacchetto di carta: “voglio che tu te lo indossi mentre scopiamo! Non ho per niente voglia di vedere la tua faccia, quindi non fare storie ed indossalo altrimenti non se ne fa nulla…”

Lei si mise il sacchetto e si adagiò con le mani sul letto protendendosi in avanti con il busto.. mentre lui l’afferrò da dietro penetrandola senza passione.. in silenzio.. solo il rumore del suo bacino che batteva ritmicamente sulle natiche della donna.. una macchina..ad un certo punto gli parve anche di vedere la sua sposa fuggita…

Lei non emise gemiti.. non disse una parola.. prese come potè quei minuti di un amore che amore non era, non era nemmeno scopare dopotutto.. era solo subire un corpo estraneo che la scavava senza la benché minima voglia di aderire a lei, di sentirla, ma solo quella di scaricarsi e finire il più in fretta possibile quell’assurdo spietato gesto.

Il dottore raggiunse l’orgasmo.. quasi senza dire nulla.. senza farsi sentire.. ed estrasse il proprio membro come un toro che avesse fatto il suo dovere….poi le diede le spalle non volle guardarla mentre lei si sfilò il cappuccio di carta dal capo e dei rivoli di pianto scorrevano sul suo viso..
Si rivestì senza cura..e se ne andò dal suo appartamento.

L’intervento ebbe comunque luogo.. e la donna dopo un breve periodo di convalescenza si presentò nello studio del chirurgo..
Si presentò ben truccata, capelli a posto, un vestito carino.. lui la guardò pensando di essere stato abbastanza crudele da far nascere in lei almeno un briciolo di amor proprio, un pò di orgoglio…accidenti !!

La visita… tutto a posto.. l’aspetto migliorato.. ma come ammonì allora: “non posso fare miracoli con un corpo così..”
Soddisfatta comunque per l’esito dell’intervento la donna fece per congedarsi.. ma poi si rivolse di nuovo al “suo chirurgo”..
“Sà, dottore.. ho fatto una ricerca in internet, ho scoperto di essere una persona masochista.. e siccome lei è un sadico, ho pensato che avremmo potuto essere una coppia perfetta… ecco dottore.. volevo dirle che tutte le volte che vorrà.. quando ne avrà voglia, mi chiami ed io verrò da lei….” disse questo estraendo dalla propria borsa un sacchetto di carta ed appoggiandolo sulla scrivania..

Il dottore ruotò la sedia e diede le spalle alla donna…
“venga da me domani sera alle 21….”
Sul viso di lui, le lacrime scorrevano copiose.. mentre una morsa di dolore gli stringeva il cuore.. una probabile condanna ad una vita che nulla avrebbe mai avuto di “normale”…

Cattivo

“Mi dispiace…capisco che è dura.” – dico.
Ma poi stringo le labbra in una smorfia di disappunto e intanto penso: “non me ne frega un cazzo, tu dov’eri quando ero io a stare male eh ?”.
Continua a parlarmi dei suoi problemi ma vorrei solo cambiare argomento, trovarmi altrove.

Dormire ecco. Vorrei dormire e non svegliarmi che in un tempo indefinito, o in un momento senza senso: la memoria insulsa di un sabato mattina di sole, davanti a casa una Fiat 124 verde appena lavata, l’odore dello shampoo.
Mio padre regge mia sorella su una bicicletta troppo alta per lei che piange ed ha paura di cadere, ma nessuno sembra accorgersi di questo. Tanto meno chi sta dietro la macchina fotografica.
Mio padre ha quasi la mia età.
Cosa ti passa per la mente ? Hai anche tu quei pensieri sciocchi che accompagnano ancora oggi le mie giornate ? Le vie di fuga dalla realtà ? Siamo un dovere al di là della doverosa retorica ?

Mia sorella ora è più grande. È nella sua piccola cameretta, col suo piccolo armadio, il piccolo comò.
Sta pensando al suo piccolo mondo, ai suoi sogni, i suoi fiori disegnati, i pupazzi appoggiati che guardano coi loro grandi occhi che non parlano.
Cosa ti riserverà il futuro ? E cosa vedi quando guardi quel ragazzo che dorme nella stanza di fianco alla tua, che a volte è un po’ crudele con te ma che non sa come parlarti, che ti osserva mentre muovi i tuoi primi passi là fuori e non riesce a vivere il tempo che vivi e nemmeno il suo ?
Forse se fossi nata prima tu, ci sarei stato io al tuo posto e tu avresti avuto una stanza più grande, un armadio enorme, una scrivania come si deve.
Forse avresti saputo mettere meglio a frutto le energie, le sostanze spese invano per me.
Sai quel volo rasoterra che facciamo ? Io lo so che non mi solleverò mai ma credo in qualche modo di essere responsabile del tuo volo.

A volte penso di non essermi meritato nulla di ciò che ho avuto e che le speranze riposte in me, siano state solo il solito sogno del primogenito di sesso maschile.
Che errore ! Non ho fatto niente, non ho creato niente, non sono nemmeno utile alla piccola società nella quale mi trovo a vivere.
Ne divento consapevole ogni giorno che passo qui, ogni giorno di più. E mi sembra di aver rubato la vita a qualcuno, di non aver dato scelta a nessuno.

Mia madre continua ad amarmi incondizionatamente. Non mi capacito del perché.
Nonostante tutto non posso non vedere sul suo volto, tanto meno sentire le sue parole che esprimono la “più grande delusione nella mia vita”. Qui lo so il perché. Se sapesse come mi sento io…
Ha uno specchio con delle fotografie dove il tempo si è fermato come se fosse in attesa che i suoi sogni corrispondessero alle mie scelte.
Manca il mio presente ed il futuro non ci sarà. Per nessuno.

Ma io vedo ancora quella luce di quel sole accecante in quel sabato mattina e soprattutto me che sto per partire in bicicletta verso il centro……………

ma poi resto lì fermo per sempre.

Non sono mai partito e la vita che credevo potessi trovare è forse rimasta laggiù o forse non è mai esistita.

Qualcuno ha detto che quando non guardi qualcosa che sapevi essere lì, questa cosa semplicemente non c’è ed appare altrove.
Sento il mio viso indurirsi ed un’onda sale dal mio stomaco fin su negli occhi asciutti e Dio sa quanto vorrei piangere in questo momento. Ma io non ho nemmeno più questa capacità e nemmeno il diritto. Perché io sono cattivo.

Lettere dal Donbass / 1

am

Guerra nel Donbass

Donbass, una regione dell’Ucraina orientale. Un’altra guerra in Europa. Non importa come la vediate, non importa se credete agli uni o gli altri, la verità è che esistono persone che non si arrendono, che non si rassegnano e ancora scelgono un mondo diverso da quello che ci è stato spacciato come “il migliore dei mondi possibili”.

«42, comunque.
A questo punto avrei già dovuto avere la mia risposta alla domanda principale della vita, l’Universo e così via… beh, o almeno avere una famiglia, una casa e la pancia. Invece, per il terzo mese vivo in una cantina fredda, mangio irregolarmente e dormo una volta ogni due giorni. E penso che sia buono.

La nascita di una persona non ha alcuno scopo. Ognuno ha il proprio modo per renderla significativa. Ma il denaro, la fama e l’oro non si possono portare con sé nella tomba, così l’unico valore reale nella nostra vita è ciò che resta dopo di noi. Se non hai reso il mondo un po’ migliore – significa che hai vissuto la tua vita invano. Ma se io non sono riuscito a rendere il mondo un posto migliore, posso almeno impedire ad altri di fare peggio.

Questo è tutto, sto andando al funerale. Oggi è il giorno della nascita e della morte in guerra…»

Alexey Markov – Comunista combattente, Unità 404

(dalla pagina Facebook: Comitato per il Donbass Antinazista)

La macchina del tempo

orologio_interna-nuovaLa solita scena (qui da me) della macchina che si ferma in mezzo alla strada per svoltare a sinistra dove non si può.
Dalla parte opposta arriva un’altra vettura che si ferma per farla passare (!) creando una lunga fila dietro sé perché quella che doveva svoltare sta tergiversando in quanto pare, che stia trafficando con qualcosa di non meglio precisato (stavo passando di fianco e non potevo vedere bene).
Dopo attimi infiniti, la macchina “cortese” inizia a suonare incazzata mentre quella in infrazione passa tranquillamente come tutto fosse normale.

In questo c’è una cosa bella ed una brutta. La bella è che il traffico è ripreso a scorrere, quella brutta è che il teatrino è davvero normale.
Anzi è una metafora di quello che avviene normalmente, appunto, tutti i giorni in questo formaggione che è il nostro bel paese: il “furbo” tenta la furbata per non percorrere 100 metri fino alla rotatoria, il “cortese temporizzato” influenzato dalle feste natalizie si ferma per farlo passare agevolando una scorrettezza e cagionando danno alle altre vetture (se fosse solo per lui dopotutto, perché no ? ma così non è) e poi si arrabbia quando vede che l’altro alla mano si prende l’intero braccio.

La scena cambia: mi trovo dal medico in attesa che sia il mio turno.
E’ un poliambulatorio e quel giorno, forse a causa delle festività, c’è solo il mio che sembrerebbe servire anche i pazienti degli altri (ho capito così ma non sono sicuro).
Il fatto è che la fila è lunga, anche qui.
Arriva una signora anziana accompagnata da una giovane ragazza, forse la nipote o la ragazza del nipote, non so. Parlavano ad un volume tale che anche un sordo come me riusciva a sentire la maggior parte delle cose anche non volendo.
Le riviste del settimanale Sette del Corriere erano così interessanti che dopo aver fatto un paio di foto a degli articoli davvero spassosi di Galli Della Loggia e non ricordo l’altro (per non parlare delle pagine e pagine di pubblicità di orologi, scarpe, vestiti, macchine tutto assolutamente extralusso), non mi rimane altro che guardarmi intorno e sentire i discorsi.

Ad un dato punto la signora anziana, forse spazientita per la lunga attesa, confidandosi con la ragazza dice: “..ma sai, io dovrei solo farmi fare una ricetta per dei medicinali, non devo farmi visitare..”.
La ragazza che le parlava a due centimetri come se dovesse usare dei cartelli scritti, le risponde che la prossima volta, invece di sedersi, doveva andare direttamente a bussare alla porta del dottore ed entrare.
“Tanto la gente è tutta furba e se non stai svelta ti frega” – è stata la giustificazione – “anzi, la prossima volta ti ci porto io”.

La signora con assoluta dignità, le ha risposto che: “no, no, non lo faccio, non si fa così..”
E la ragazza ad insistere e la signora (lei sì) a far resistenza.

Io sono un po’ lento di comprendonio quando si tratta di queste cose. Credo sia una forma di autodifesa per non farmi mettere nei casini o magari di vigliaccheria. Solo dopo mi son sentito tirato, insieme ai presenti presi da quelle letture interessantissime, dentro il gruppo dei furbi che non aspettano altro che un’occasione per fregare gli altri. Del resto eravamo lì ad aspettare perché non sapevamo deciderci chi dovesse essere il primo a fregare il prossimo.
Il pretesto però è quello che mi ha lasciato ancor più basito: la furbizia preventiva.
Allora ho capito che ora è proprio così che va. Basta con questa zavorra della coscienza che ti fa trattenere dal commettere qualsiasi gesto scorretto, qualsiasi offesa verso questa massa informe che è la GGGente.

E ci siamo inventati una specie di macchina del tempo che idealmente ci porta nel futuro ed immaginare che saremo vittime di qualcuno che dovremo colpire in questo momento per poterci salvare adesso. Bella vita, no ? Quale fantascienza… questa è realtà di tutti i giorni oramai.

“Datemi un qualsiasi motivo e farò ciò che vorrei senza problemi” – dico sempre amaramente. E puntualmente eccolo qui il motivo. Del resto accade anche a livelli ben più alti e distruttivi, ma lasciamo stare adesso.

Me ne esco con il morale a terra. Mi ripeto che se queste sono le giovani generazioni, cosa insegneranno ai loro figli, che razza di mondo intenderanno costruire, quale distruggere ? Un deserto. Questa è l’immagine che mi è apparsa. Barbarie. Questa è la futura umanità ? Il pericolo è grandissimo perché i buoni esempi vengono oscurati da tutto ciò che ci fa pensare di vivere in una jungla e che se vuoi vivere devi farti strada con un machete.

L’autoradio trasmetteva “Lament” dei Cure, non sono riuscito a trattenere il magone che sentivo dentro, mentre mi ripetevo: “tanto non lascerò eredi, in fondo è meglio così… che razza di mondo lascerei loro ?”

Ma poi ai margini della strada, c’erano due persone, ognuna sulla propria bici. Si stavano abbracciando, non era per un bacio era un abbraccio. Di quelli che ti dicono: “sono qui, non sei da solo/a”.

Ho continuato a piangere ma almeno le lacrime erano meno amare.