Barboni, Homeless, Clochard

Si è sentito spesso dire da certe parti, che le prostitute operano per scelta. Che so, mancanza di morale, desiderio di svilimento del proprio io, soldi facili ed esentasse per altri. Naturalmente si ignorano bellamente le motivazioni scomode, anche se le motivazioni sono magari frutto di un ragionamento ponderato più o meno difficile. In casi come questi la ponderazione proprio non c’è e se mai dovesse esserci siamo nell’ordine dello 0‰. Non parlo della prostituzione d’alto bordo ché lì c’è da fare un discorso un po’ più articolato.

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Homeless spikes. Magari li credono fachiri.

Questo per dire che ho sentito da altre parti che pure quello del barbone è una scelta di vita. Quali difficoltà ? Quali disgrazie ? Quali impossibilità ? Se non sei riuscito devi impegnarti di più. E se proprio non riesci, c’è la selezione naturale baby !
Ecco, però ora per cortesia vedete di non ciondolare davanti agli occhi eh !? Filare e andate ad appoggiare il culo da qualche altra parte che ci rovinate il paesaggio da cittadina pulita, ordinata, timorata e che ha-voglia-di-fareH !

home1Poi se proprio non ci sentite e lo fate apposta a farci stonare queste feste, noi che già ci sentivamo buoni e migliori, (sì migliori perché è la crescita, bisogna essere meglio di ieri, il trend figliolo.. va su) allora bisogna prendere dei provvedimenti.
Da oggi dormire sulle panchine ! STOP !
Non vi sognate nemmeno di andare a trovare un angolo riparato magari davanti di fianco ad un ufficio pubblico, uno sportello postale o bancario.
Sù, non fate piangere Gesù Bambino.

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Eppoi i barboni… che potrebbero anche radersi se volessero. E gli homeless, no no..troppo simile ad hopeless. Chiamiamoli Clochard, è più chic, più naïf, sembra pure una marca di cioccolatini ! Gradisce ?

 

 

Le fotografie ritraggono installazioni francesi ed inglesi, ma fatti del genere si sono verificati anche qui nel Bel Paese. Un comune francese si era già distinto per aver provveduto a rendere identificabili le persone senza casa facendo loro indossare un simbolo colorato, che ricordano le stelle di David ai tempi dei lager tedeschi. 

La Giornata Internazionale del nastro colorato.

Il 18 dicembre 1972, nel tunnel del Monte Bianco, un camion prende fuoco. Quando i pompieri spengono il rogo, restano increduli: la bolla di accompagnamento parlava di un carico di macchine da cucire, invece rinvennero i corpi di ventotto lavoratori originari del Mali che – nascosti nel cassone – tentavano di arrivare in Francia per una vita migliore. All’epoca non c’erano campagne mediatiche contro gli immigrati, nessuno speculava politicamente sulla loro vita. L’indignazione portò alla creazione di un tavolo di lavoro internazionale che produsse la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei membri delle loro famiglie, approvata dalle Nazioni Unite nel 1990. E il 18 dicembre venne proclamata Giornata Internazionale del Migrante. Da allora, di migranti ne sono morti a decine di migliaia e troppi Paesi non hanno ancora ratificato la Convenzione. Tra questi, l’Italia.

 

Nastri per tutti i gusti

Nastri per tutti i gusti

Mi è sfuggito. Oddìo non lo sapevo per niente.
Eppure non credo di dire un’eresia se affermo che c’è una giornata internazionale di qualcosa quasi tutti i giorni. Una giornata che i giornali ricorderanno, che molti condivideranno e/o commenteranno e che l’indomani dimenticheranno.

Qualche giorno fa per esempio… era la Giornata contro la Violenza sulle Donne.
C’è sempre qualche anima bella che s’incarica di suonare la carica al mondo (un po’ come me adesso), raccoglie qualche applauso, pochi commenti, in realtà avrei creduto di più. Poi  il giorno dopo PUFF !
In questo caso si trattava di un forum Off di un gioco di ruolo; persone di tutte le età, molto ben assortite tra uomini e donne. Ha iniziato un uomo e naturalmente dietro qualcun altro, un paio di donne e niente di più.

Ho provato a rintuzzare la discussione cercando di ampliarla, di renderla propositiva, ma dopo il silenzio di qualche giorno un paio di risposte hanno svicolato sulla violenza alle donne gettando tutto sulla violenza (pena di morte) verso i violenti contro le donne.

Che dire ? Quando tutti i giorni è domenica, chi sa più cosa significa una festività ?
Se poi arriva persino la Giornata Internazionale dell’Immigrato e nessuno te lo ricorda nemmeno, allora l’unica cosa che puoi pensare è che non bisogna proprio correre il rischio di ricordarla.

Mi vengono in mente i nastri colorati. Ce n’è uno per qualsiasi cosa ed il difficile è riuscire ad abbinare i colori alla causa. Onorevoli intenzioni per carità, effetti pochi mi sembra.
E’ un po’ come l’attivismo da Facebook: tutto si risolve in un click. Zero minuti per riflettere ché c’è già qualcos’altro da condividere, una foto da “piaciare”.

Ho una collezione di nastri colorati, come fossero cravatte. Devo abbinare quella giusta col giorno giusto. Domani ne indosserò un’altra e se pensiamo che di tonalità di colori ce ne milioni…
Accidenti, non posso fare a meno di ripensare a quando nell’ormai famoso telefilm “Breaking Bad” cadde un aereo sulla città di Albuquerque, il giorno dopo era giù pronto l’apposito “ribbon”.

Non un banale Natale.

“Zio, non sento più l’atmosfera del Natale… nemmeno l’anno scorso.” –  mi hai detto.
“Benvenuta nel club, piccola.” – ho risposto mestamente accarezzandole il viso.

Avrei voluto dire “nel club degli adulti”, a lei che è adolescente, ma all’ultimo microsecondo non me la sono sentita ed ho omesso qualsiasi riferimento all’età.
Avrei voluto credesse a Babbo Natale per sempre dentro il suo cuore.

Quando parlo di babbo natale non mi riferisco al fatto che c’è un tale che porta i regali, ma alla capacità di sognare qualcosa che vada oltre la nuda e cruda realtà, la capacità di pensare che può esistere altro che ciò che ricopre le cose come una pellicola colorata, che vi aderisce perfettamente nelle forme ma che cela l’essenza, la sostanza, il motivo per il quale siamo qui seduti uno accanto all’altro. E non tutto questo cumulo di roba inutile, queste luci che si spengono allo strappare di un foglietto sul calendario. Come vorrei riuscire ad illuderti ancora per un po’, tu che sarai sempre la mia piccola sognatrice.

Quando ero bambino il periodo natalizio cominciava grosso modo con il giorno dell’Immacolata. A scuola era un’attività frenetica tra cartoncini da glitterare e canzoni da cantare. E l’immancabile letterina ai genitori che accompagnava i regali preparati in classe. Fuori la neve cadeva, pare incredibile eppure…
Mi sembra di essere ancora lì con i luccichini, la colla sulle dita e quel tipico odore che aveva la cancelleria che negli anni non ho più sentito.
Mi sono sempre chiesto se i bambini di oggi sentono le stesse cose che sentivo e che vedevo nei miei compagni di scuola. Magari i miei sono i soliti discorsi dei “vecchi” che pensano di essere sempre gli ultimi eredi di un mondo incontaminato. Dopotutto ogni generazione lo pensa, per cui le cose sono due: o ci sbagliamo e tutti i bimbi sono uguali da sempre, oppure v’è un lento e progressivo declino e noi testimoni immobili di questo decadere ci crogioliamo nell’aver ragione, l’unica cosa ancorché inutile che ci rimane.

Però Natale, dico ma ce l’ha ancora un senso ? E’ strano vedere dei bambini in giro a chiedere un dolcetto o uno scherzetto durante l’infinito periodo  delle feste di Natale.
E non è facile far finta di niente: già dalla metà di ottobre ci pensano le canzoncine in tv le stesse di sempre ed i relativi spot, i panettoni al supermercato, le luci per la strada, la conseguente fregola dei regali da fare per tempo… quel che si può poi.

Dov’è più quell’attesa ovattata, le luci soffuse, le canzoncine cantate piano, la stanza illuminata appena da un albero semplice e dignitoso coi pupazzetti preparati con il das. Io avevo persino un presepe fatto col das insieme a mia madre ed a pensarci ora non la ringrazierò mai abbastanza per questo.

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Dov’è più quell’attesa ovattata, le luci soffuse…

Ma soprattutto a tavola. Finché sei piccolo è normale (almeno dovrebbe esserlo) pranzare assieme alla tua famiglia, a volte ristretta altre volte con alcuni parenti. Poi cambia tutto, cambiano le facce, cambia il numero, cambiano le attenzioni e tutto va molto più veloce.
Strano, no ? Il periodo natalizio è più lungo eppure non ti accorgi neppure di esservi passato attraverso.
Non parlo dei preparativi di rito, quelli d’obbligo, parlo proprio di viverlo. E non importa la retorica natalizia del siamo tutti più buoni, dell’amore generico quello un tanto al chilo, la lacrimuccia davanti alla tv per quelli più sfortunati di noi (zitto e  ringrazia che non stai come loro. Ancora) seguite dalle immagini delle vacanze dei vip, le associazioni Onlus, no profit, fair trade, solidal, Jesus-friendly, che ti chiedono di togliere un poco al niente che hai, per capirci.

Io mi sento male. Tutte le volte in questo periodo, man mano che si avvicina il 25 che dura un soffio, il dolore aumenta con l’avvicinarsi di questa fiacca apoteosi.
Come le miccette fallate, i piccoli petardi rossi, forse la prima cosa “Made in China” che la mia mente ricorda (ma poi erano davvero cinesi?). Finita la miccia…pffff.

Lo so che i miei sono quei dolorini tipicamente “borghesi”, quelli che c’è ben altro per cui stare male, però dentro lasciano un vuoto, un’angoscia che si mescola a tutti gli altri dolorini che hai durante i restanti giorni dell’anno.

Sono andato alla ricerca di quel vecchio natale quello che una volta era, almeno per me ed ho capito che non posso tornare indietro, non rivivrò quei momenti. Sono diverso io, diversi gli altri, i tempi e tutto quel che è accaduto nel frattempo, però mi aggrappo voglio aggrapparmi ancora ad una cosa:
in un momento di totale silenzio, se mi soffermo a guardare il viso di te, compagna, madre, padre, nipote, sorella, amica e amico, che siedi insieme a me, se anche tu lo fai insieme a me, forse potremmo sentire una comunicazione di tali e tante cose che non immagineremmo, almeno non prima che quel pudore ci faccia dire sorridendo d’imbarazzo: “perché mi guardi ?”.

Forse per poco, forse no, ma dentro c’è tutto l’inespresso, che c’è ma che seppelliamo sotto l’abitudine, tra le cose scontate, i falsi valori, le sbuffate, le vergogne, le liti o anche solo incomprensioni. Voglio trattenere quell’attimo.
E se il guadagno è anche un’occasione in più di sentirmi nudo e provare quel sentimento che mi mette un nodo in gola perché so di non voler restare a contemplare una fotografia che mi guarda a sua volta, di non voler avere solo ricordi di un abbraccio o di una carezza da dare e ricevere, di un bacio d’amore quasi sofferto, allora è pur vero che non so se il Natale abbia più un vero senso però so che non potrei rinunciarvi.

Dopotutto il senso glielo possiamo dare solo noi, perché questo tipo di Natale quello del consumo, del “c’è il regalo da fare” il pranzo da preparare, la gente da invitare, la buona azione da fare e che persino la Chiesa in fondo ha venduto, quel Natale noi lo abbiamo smascherato, lo sappiamo tutti, ma poi non lo abbiamo riempito di nient’altro che di quello che detestiamo.

C’è qualcosa di bello nell’essere adulti e farsi queste domande ? Forse, ma a me pare quasi solamente una consolazione per non poter restare bambini. Non ho soluzioni né messaggi di speranza da dare e magari tutto questo è solo banale e sconclusionato.

I’m dreaming of a white Christmas, just like the ones I used to know…